Lunedì 30 giugno

Colazione

Ahhh… finalmente il momento che aspettavo di più: la colazione a buffet! Lo ricordavo come uno dei momenti migliori della crociera del viaggio di nozze, e anche questa volta non ha deluso.

e ci siamo concessi di tutto: bacon croccante e uova strapazzate, cornetti fragranti, brioche morbide, bomboloni fritti, torte, muffin… e perfino un po’ di frutta per sentirci meno in colpa. Davanti a tutta quella scelta, era impossibile resistere!

IMG_4596 – Il self service dei dolci – brioche e cornetti a volontà!

https://drive.google.com/file/d/1wXSPAhVIXhv8FQMyYZFLCOGGuNqL44nl/view?usp=drive_link

Dopo la colazione ci dirigemmo verso l’uscita, pronti a visitare Marsiglia.

Non sapevamo bene come funzionasse lo sbarco: l’uscita dalla nave ci portò direttamente dentro un grande capannone, dove si potevano prenotare escursioni e dove c’era anche l’area per il check-in di rientro a bordo.

Faceva un caldo soffocante, e in tutto quel capannone non circolava un filo d’aria. Sembrava di essere in una gigantesca serra.

Ci avvicinammo a un bancone dove un ragazzo riccioluto se ne stava piazzato davanti a un ventilatore che gli sparava aria in faccia senza sosta. Ci lanciò uno sguardo svogliato e, biascicando qualche parola di francese (per noi del tutto incomprensibile), ci fece cenno di uscire e rivolgerci a “quello con la maglia verde”.

E infatti, appena fuori, un ragazzo di Costa Crociere stava smistando i passeggeri verso i pullman diretti in centro città.

Anche in questo caso l’escursione con il pullman era a pagamento a parte, il servizio in bus costava 11 euro a testa. Il ragazzo scansionò la nostra tessera della cabina con un lettore e l’importo venne addebitato direttamente sul nostro conto di bordo.

A bordo, infatti, qualsiasi spesa extra – che fosse un’escursione, un acquisto allo shop o una partita al nostro amatissimo arcade – veniva registrata sulla tessera della cabina, proprio come una carta di addebito. Alla fine della giornata, tutte le spese venivano poi scalate dal metodo di pagamento scelto (noi avevamo associato la carta di credito per comodità).

La zona industriale, devo ammetterlo, non era affatto piacevole alla vista: enormi navi e container accatastati, ponti di ferro, gru che svettavano qua e là, edifici dall’aria trascurata. Tutto era grigio e polveroso, un paesaggio decisamente poco adatto per una passeggiata.

In più, quel giorno il caldo era soffocante: il sole picchiava forte e solo l’idea di camminare sotto quella calura ci faceva sudare ancora di più.

Una volta raggiunta la stazione degli autobus, da lontano ci apparve la splendida Cattedrale di Santa Maria Maggiore (in francese: Cathédrale Sainte-Marie-Majeure o, più semplicemente, La Major).

Decidemmo però di non andare subito lì: prima avremmo visitato il Museo dell’Illusione (per la gioia di Francesco!), e poi ci saremmo dedicati alla Cattedrale.

L’idea del museo ci era venuta già prima della partenza, sfogliando le escursioni prenotabili online. Non ci eravamo però decisi e così non avevamo acquistato i biglietti in anticipo. Forse avremmo risparmiato qualcosa, visto che prima di salire a bordo escursioni e servizi extra sono scontati… mentre una volta sulla nave si pagano a prezzo pieno.

Così, con Google Maps alla mano, ci incamminammo: il museo era più vicino di quanto immaginassimo, e lo raggiungemmo in pochi minuti.

La vista della stazione dei pullman: direttamente sulla Cattedrale.

Monumento dedicato ai caduti sul lavoro, proprio appena usciti dalla stazione.

Il Museo dell’illusione

Dentro il museo ci siamo divertiti un sacco. L’ambiente era curato, ordinato e pulito. Non era molto grande – in circa un’ora avevamo completato tutto il giro – ma era organizzato davvero bene.

Alcune installazioni erano interattive e ti invitavano a “mettere mano” e giocare, rendendo la visita ancora più coinvolgente.

Un gioco di specchi, in forma triangolare

Il ritratto di un lupo in 3d (non si vedeva l’immagine fino a quando non ci andavi di fronte e una volta lì sembrava uscisse fuori dalla cornice)

Altri specchi che creavano queste bellissime illusioni

Stanze con giochi di prospettive che ingannano l’occhio

Uno sgabello “smontato”: guardandolo di fronte sembrava una grande sedia, ma in realtà i bambini erano seduti a terra, le gambe, la seduta e lo schienale non erano nemmeno vicine!

La Cattedrale

Appena usciti dal museo, salimmo la gradinata che conduce al maestoso ingresso della Cattedrale.

Fuori, tantissimi turisti erano divisi in gruppi, ammassati e pronti a entrare con la propria guida. Alcuni si erano rifugiati negli angoli all’ombra, in cerca di un po’ di sollievo dal caldo, altri si erano accomodati sui piccoli bordi in pietra del colonnato esterno.

Accanto al portone, un signore anziano con un carrettino sgangherato vendeva bibite fresche… o almeno così diceva. Con quel caldo torrido e una borsa frigo ormai bollente, non eravamo troppo convinti della freschezza.

Ci facemmo strada tra la folla e, finalmente, entrammo.

L’interno era imponente: una navata ampia, lucernari che lasciavano filtrare la luce, marmi e mosaici dal fascino unico. L’altissima cupola dominava la scena, ma ciò che catturò davvero la nostra attenzione furono le statue: maestose, eleganti, piene di dettagli.

Decidemmo di accendere una candela. Inserimmo un’offerta, prendemmo la nostra candela e lasciammo che fosse Francesco a compiere il piccolo rito.

(Video della Cattedrale)

IMG_4681https://drive.google.com/file/d/1yoZQH5GMnFTiloD6qfZE0o2qdx1p4Dx_/view?usp=drive_link

Pranzo

Iniziammo a salire per le stradine di Marsiglia, non proprio semplici da percorrere per chi, come noi, aveva a che fare con un passeggino. Alla fine raggiungemmo le vie del centro e cominciammo a cercare un posto dove fermarci a pranzare.

Avevamo fatto colazione molto abbondante, ma i bambini iniziavano comunque ad avere fame.

Con Google Maps alla mano, trovai una “Trattoria Partenopea” che aveva buone recensioni. Era proprio sotto la gradinata dove stavamo passeggiando, quindi raggiungerla sembrava un gioco da ragazzi.

Scesi le scale ma al primo sguardo non vidi nulla. Poco dopo mi raggiunsero Marco e i bambini (non senza fatica) e insieme iniziammo a cercare il ristorante. La posizione pareva giusta, ma non vedevamo nulla che somigliasse alle foto.

Alla fine, trovammo un piccolo ristorante e, convinti fosse quello, entrammo. Il locale era minuscolo, con appena cinque o sei tavolini. Una cameriera – che, anche in questo caso, non parlava una parola di italiano – ci accolse con un sorriso e ci fece accomodare in un angolino.

Appena ci consegnò i menù, ci rendemmo conto che non eravamo affatto nella “Trattoria Partenopea”, ma in un ristorante completamente diverso: Chez Tamar, specializzato in cucina libanese e armena.

Marco mi guardò e disse:
“Ma perché siamo venuti qui? Sei una testona… ti sei infilata dentro senza neanche controllare se fosse quello giusto! Chissà cosa mangeremo adesso…”

Iniziammo a discutere un po’, più che altro preoccupati per i bambini e per cosa avrebbero potuto mangiare. Il menù, scritto in parte nella loro lingua e in parte in francese, era per noi praticamente illeggibile. Così tirammo fuori il fidato Google Traduttore e scoprimmo che, in fondo, c’erano piatti adatti anche a loro.

Alla fine ordinammo kebab e spiedini di pollo con patatine. E, sorpresa: non era poi così male!! Non era proprio il pranzo che avevamo immaginato, ma lo mangiammo volentieri.

Un giro per Marsiglia

Usciti dal ristorante, continuammo a passeggiare per le vie di Marsiglia. Io, naturalmente, non riuscii a resistere e mi infilai in quasi tutti i negozietti di souvenir lungo il percorso.

Fu lì che mi venne l’idea: per mia mamma, mia sorella, mia suocera e mia cognata avrei comprato, in ogni tappa del viaggio, un piccolo pensierino. Un pezzetto del nostro itinerario da portare a casa.

A Marsiglia inaugurai questa tradizione con un sacchettino di lavanda profumatissimo, perfetto da mettere negli armadi.
Camminando, il profumo di lavanda e delle tipiche saponette di Marsiglia si sentiva delicato nell’aria, mescolato a quello delle spezie e degli altri prodotti artigianali che si trovano nei negozietti. Un mix semplice ma piacevole, che accompagnava i nostri passi.

Il caldo, il passeggino e un bimbo da portare in braccio, però, rendevano difficile affrontare le salite della città. Così decidemmo di fermarci per un gelato rinfrescante, prima di tornare lentamente verso il terminal dei pullman per rientrare sulla nave.

I bambini mentre mangiano il loro gelato, sulle scalinate proprio vicino alla gelateria.

E una foto “a tradimento” fatta di nascosto, mentre camminano nelle stradine di Marsiglia.

La nave ormeggiata al porto, vista al nostro ritorno… davvero g-i-g-a-n-t-e-s-c-a!.

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