Domenica 29 giugno
Avendo l’imbarco alle ore 11.30, abbiamo impostato la sveglia alle 9.30… ma per me non ce n’è stato bisogno: alle 7,30 ero già sveglia.
Vagavo per casa con in mano una piccola lista delle ultime cose da mettere in valigia (il mio costume verde, le ciabattine rosse di Matteo), facendo gli ultimi check prima di partire.
Alle ore 10.30 usciamo di casa.
Un salto fino alla macchina per prendere le valigie, poi camminata sotto il sole fino al porto (mannaggia, se avessimo preso un taxi!)
Alle ore 11: imbarco!
Arrivati al tornello d’ingresso, abbiamo presentato i documenti, lasciato le valigie e ci siamo incamminati – felici ed emozionati – dentro il pala-crociere.
Lì ci hanno nuovamente richiesto tutti i documenti, scattato una foto a ciascuno e consegnato le tessere per accedere alla nave e alle cabine.
Usciti dal pala-crociere, abbiamo imboccato il “serpentone” che porta al ponte della nave… e finalmente siamo saliti a bordo.
Matteo e Francesco poco prima di raggiungere il tornello.
Alle ore 12: pranzo.
Appena saliti a bordo, lo sfarzo della nave ci lasciò a bocca aperta.
Eravamo sul ponte 6 e, insieme a noi, c’era già un gran via vai di gente: chi arrivava carico di valigie, chi chiacchierava emozionato, chi invece guardava curioso ogni dettaglio come noi e stava aspettando le prime indicazioni.
Un ragazzo del team della nave — biondo, con un piccolo codino — stava smistando i passeggeri verso la sala da pranzo.
— “Siete italiani? Bene, così mi è più facile… andate avanti, fino a quando non vi daranno la cabina dovrete rimanere sempre sul ponte 6. Andate verso prua per il pranzo, vi aspettiamo nel ristorante “La Maremma“.
Il buffet
La sala pranzo era magnifica: un’enorme vetrata affacciata sul retro della nave regalava una vista perfetta sul porto di Savona, con l’acqua che luccicava al sole e le gru che si stagliavano contro il cielo. Io e Matteo ci sistemammo a un tavolo proprio accanto alla finestra immensa, mentre Marco e Francesco iniziarono la loro missione “su e giù” tra i banconi, portando ogni volta piatti sempre più ricchi.
C’era di tutto: pasta fumante con ragù di carne o di pesce, cozze alla marinara, filetto di pesce in umido, frutta di ogni tipo… e molto altro ancora. In quel momento capimmo che, in questa vacanza, qualche chilo in più sarebbe stato inevitabile. Ma pazienza: in vacanza non si pensa certo alla dieta!
Io e Matteo seduti al ristorante, mentre aspettiamo Marco e Francesco che ritornino al tavolo con i piatti!
Il casinò e la sala con i giochi arcade
Subito dopo pranzo, iniziammo a perlustrare la nave.
Vicino al ristorante infatti c’era il casinò: luci colorate che lampeggiavano e in sottofondo di suoni elettronici faceva subito atmosfera. Proprio accanto, una sala con giochi più adatti a ragazzi e bambini.
Marco andò a cercare un’area fumatori e io, con i bambini, iniziammo subito a provare i vari giochini.
C’era un “ciapa ciapa” (nome auto-inventato dalla me bambina) che brillava con le sue luci intermittenti, una giostrina che permetteva di vincere sempre delle paperelle di gomma, un gioco dove lanciare una pallina dentro a dei bersagli per raccogliere punti, un’altra giostra per abbattere dei birilli a forma di pagliaccio… e tante altre attrazioni che ci facevano venire voglia di provarle tutte.
Francesco mentre si diletta all’arcade.
IMG_4599 – Video di Matteo e Francesco che giocano all’arcade
Le camere
– Informiamo i passeggeri appena imbarcati che le camere sono pronte e a vostra disposizione – annunciarono dagli altoparlanti.
In quel momento eravamo ancora all’arcade e Marco ci stava proprio raggiungendo.
– Avete sentito cos’hanno detto? Possiamo andare nelle camere! – disse con un sorriso.
Così iniziammo a visitare la cabina mia e di Matteo.
Vista la prenotazione super-last-minute non avevamo più trovato una cabina per quattro persone, ma avevamo optato per prendere due cabine doppie.
Questo ci avrebbe da una parte un po’ diviso, oltretutto scoprimmo solo nel momento in cui prenotammo che eravamo lontanissimi (la nostra cabina era al ponte 4 mentre quella di Marco e Francesco era al ponte 9); dall’altra parte, però, ci garantiva più spazio, due bagni personali riservati e una maggiore libertà di movimento: se qualcuno voleva dormire mentre gli altri restavano in giro, poteva farlo senza disturbare nessuno.
La nostra cabina, al ponte 4, era una cabina interna, piccola ma funzionale.
Un bagno carino, doccia confortevole, letto matrimoniale morbido, scrivania, armadio e scaffale ampi e ben organizzati per due persone.
Ovunque sulla nave, non solo nelle cabine, la pulizia era impeccabile. La moquette, presente quasi dappertutto, era sempre in ordine: vedevamo spesso inservienti con aspirapolveri senza fili passare silenziosamente nei corridoi e negli spazi comuni. Con 6000 persone a bordo, l’ordine e la pulizia costante erano davvero una necessità.
Subito dopo andammo a vedere la cabina di Marco e Francesco situata al ponte 9.
Qui molte camere avevano il balcone, affacciato sul mare, mentre al ponte 4 c’erano prevalentemente cabine interne e con finestra o oblò, ma senza balcone, per via del suo posizionamento più basso.
La loro cabina era praticamente identica alla nostra, ma speculare: ingresso a sinistra e bagno a destra, ribaltata di 180°. Matteo, appena entrato, si confuse subito: per lui era la stessa cabina. L’unico modo per fargli capire che erano diverse fu mostrargli che nella “nostra” c’erano i suoi giochi, mentre in quella di papà c’erano quelli di Checco.
Video della cabina – piccola e funzionale
Tramonto
Dopo aver fatto l’incontro obbligatorio per la sicurezza, ci siamo recati al ponte 15 dove poter scorgere da lontano la nostra Savona, mentre la nave prende il largo verso il mare più profondo.
Lo spettacolo è meraviglioso: le onde mosse dal moto della nave che prende velocità lasciano dietro di sé una lunga scia argentata. Le piscine idromassaggio a sfioro sul mare sono piene di persone felici e spensierate con drink in mano che guardano il panorama.
Le persone sorridono, abbracciate, mentre il sole scende piano sull’orizzonte.
— Pazzesco, sembra un film… penso tra me e me.
Bellissimo.
Marco e Matteo che guardano nello sfondo la costa savonese.
La scia della nave, che prende velocità nelle onde.
La vista sul bar e sulle piscine sottostanti.
Cena
Tramite l’app di Costa Crociere scoprimmo che il ristorante a noi riservato per la cena era quello al ponte 6, chiamato “L’argentario”, tavolo 96 (tavolo che sarebbe poi rimasto lo stesso per tutta la navigazione).
Purtroppo come primo giorno arrivammo tardi rispetto all’orario previsto (primo turno delle 18.45). Tra il disfare le valigie, l’incontro per la sicurezza e il prendere dimestichezza con gli spazi della nave, il tempo era volato senza accorgercene.
All’ingresso, il maître ci fermò subito con un sorriso gentile ma fermo.
– Signori, vi chiedo la cortesia di essere puntuali. Per la nostra gestione è davvero importante.
Capendo l’effettivo disservizio che avremmo potuto causare (se tutti facessero così), ci scusammo. Il profumo dei piatti appena preparati e il tintinnio delle stoviglie ci accolsero mentre ci facevano accomodare. Da quel momento cercammo di essere sempre puntuali.
Video ristorante e nostro tavolo riservato – hai visto quant’è grande?
Il Menù del ristorante
Ogni sera avevamo a disposizione un menù alla carta con piatti ricercati, firmati anche da grandi chef (come ad esempio Bruno Barbieri).
Potevamo prendere quello che volevamo, ma a differenza del self service, l’ambiente era più elegante, riservato e raffinato.
Inoltre il servizio avveniva al tavolo e avevamo un cameriere assegnato solo per noi (e altri pochi) e che avremmo ritrovato ogni sera.
L’unica pecca? Non parlava assolutamente italiano. Condividevamo un inglese un po’ scolastico, ma nonostante ciò fu sempre gentile e disponibile per qualsiasi esigenza.
Ricordo una sera particolare: Matteo rovesciò sul tavolo e addosso il suo tè alla pesca.
Chiesi dei fazzoletti di carta, per evitare di utilizzare il nostro tovagliolo di stoffa.
– Paper towels, dissi, probabilmente massacrando la pronuncia.
Lui ci guardò perplesso, poi vide il disastro e, senza altre parole, tornò con un rotolo di carta assorbente.
Il nostro antipasto: tortino con tartare di salmone e philadelphia, amorevolmente rinominato da me “la scatoletta del gatto rovesciata” (anche se infinitamente più buono)
e l’antipasto dei bambini: misto salumi, mozzarellina e olive!
Dopo cena
Avendo finito di cenare molto presto, decidemmo di proseguire la nostra esplorazione della nave e scoprimmo il fascino del ponte 8.
Lì si trovava una bellissima passeggiata che circondava completamente la nave – chiamata, non a caso, Infinity Walk.
C’erano molte zone relax con sdraio e divanetti, e diversi punti riservati ai fumatori (cosa fondamentale, visto che Marco è un assiduo fumatore).
In questo modo riuscivamo a combinare le esigenze di tutti: Marco poteva rilassarsi e fumare, mentre io e i bambini potevamo stenderci sugli sdrai e ammirare il tramonto.
Una combinazione perfetta.
Dal ponte 8, il sole scendeva lento all’orizzonte, tingendo il mare di sfumature calde: dall’oro al rosa, fino a un arancio intenso che sembrava incendiare le onde.
La brezza marina portava un profumo salmastro, e ogni tanto qualche gabbiano tagliava il cielo, planando per poi sparire oltre la linea del mare.
Era uno di quei tramonti che ti fanno fermare, respirare a fondo e pensare: “Vorrei che durasse per sempre.”
Rilassandoci sul ponte 8 e il Il tramonto.
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