Ci sono viaggi che non finiscono quando si torna a casa. Restano dentro di noi, cambiano significato con il passare degli anni e, a volte, diventano qualcosa di molto più grande di un semplice ricordo.

È da qui che nasce “Mustang”, il nuovo documentario diretto da Kasia Smutniak, presentato alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Un progetto profondamente personale che riporta l’attrice e regista in una remota regione del Nepal, nei luoghi che aveva visitato per la prima volta nel 2003 insieme a Pietro Taricone, il compagno scomparso nel 2010.

Un racconto che attraversa oltre vent’anni di vita e che intreccia amore, perdita, ricordi e nuove generazioni.

Un viaggio iniziato nel 2003 con Pietro Taricone

Tutto comincia nel 2003, quando Kasia e Pietro partono insieme alla scoperta del Mustang, una regione dell’Himalaya nel nord del Nepal, conosciuta anche come “l’ultimo Tibet”.

All’epoca erano giovani, innamorati e desiderosi di conoscere un mondo lontano dalle abitudini occidentali. Durante quel viaggio, con una piccola videocamera, raccolgono immagini e momenti della loro esperienza.

Ma quel luogo lascia in loro qualcosa di speciale. Nasce una promessa: tornare e fare qualcosa per aiutare quella comunità a preservare la propria cultura e le proprie tradizioni.

Anni dopo, Kasia mantiene quell’impegno. Il legame con il Mustang diventa sempre più profondo e si trasforma anche in un progetto concreto: la realizzazione di una scuola, pensata per offrire ai bambini la possibilità di studiare senza dover lasciare la propria terra.

La voce di Sophie: una figlia che riscopre la storia dei suoi genitori

Uno degli aspetti più emozionanti di “Mustang” è il ruolo di Sophie Taricone, la figlia nata dall’amore tra Kasia e Pietro.

È proprio la sua voce ad accompagnare lo spettatore nel documentario. Sophie, ormai adulta, si ritrova a ripercorrere una storia cominciata prima ancora della sua nascita, attraverso i filmati girati dai genitori durante il loro primo viaggio.

C’è anche una piccola videocamera al centro di questo racconto: quella utilizzata da Pietro, che nel tempo è passata nelle mani della figlia.

Sarà proprio Sophie a riportarla in Mustang, affrontando un viaggio in solitaria e scoprendo quei luoghi che fanno parte della storia della sua famiglia.

In questo modo, il documentario diventa qualcosa di ancora più speciale: non soltanto il ricordo di una storia d’amore, ma anche il racconto di una figlia che cerca di conoscere meglio il padre attraverso le immagini, i luoghi e le esperienze che lui ha lasciato.

Oltre il ricordo: una comunità che cambia

“Mustang” non è soltanto un viaggio nel passato di Kasia e Pietro.

Nel corso di oltre vent’anni, anche quella regione del Nepal è cambiata profondamente. Sono arrivate nuove strade, l’elettricità e Internet, mentre alcune tradizioni rischiano di scomparire e la popolazione si trova ad affrontare lo spopolamento.

La scuola realizzata grazie all’impegno di Kasia rappresenta un importante punto di riferimento per i bambini e per la comunità locale.

Il documentario racconta quindi due trasformazioni parallele: quella di una famiglia che ha attraversato il dolore e il passare del tempo e quella di un territorio che cerca di conservare la propria identità davanti ai cambiamenti del mondo.

È una riflessione sulla memoria, sulla felicità e sul significato che diamo alle esperienze della nostra vita.

Il red carpet con Domenico Procacci e Sophie

Alla presentazione romana del documentario, Kasia Smutniak ha condiviso un momento importante con le persone che fanno parte della sua vita.

Sul red carpet erano presenti il marito Domenico Procacci, produttore del film, e la figlia Sophie, protagonista anche attraverso la sua voce narrante.

Per l’occasione, Kasia ha scelto un elegante look total black, impreziosito da gioielli speciali della maison Garatti. Tra questi, gli orecchini ECO, realizzati appositamente per lei e caratterizzati da diamanti naturali Fancy Green.

Un dettaglio elegante che, come il documentario, racchiude un significato personale: le linee sinuose degli orecchini richiamano i percorsi della vita e i profili delle montagne del Mustang.

Una storia che continua a vivere

Con “Mustang”, Kasia Smutniak ha trasformato un’esperienza privata in un racconto capace di parlare a tutti.

Il documentario ci ricorda che le persone che abbiamo amato continuano, in qualche modo, ad accompagnarci. Nei luoghi che abbiamo visitato insieme, nelle immagini conservate, nelle promesse mantenute e persino nelle scelte che facciamo molti anni dopo.

Pietro Taricone non c’è più, ma una parte della sua storia continua a vivere attraverso Kasia, attraverso Sophie e attraverso quel luogo lontano che un giorno aveva scelto di scoprire insieme a loro.

Perché a volte un viaggio non serve soltanto a raggiungere un posto: può diventare un modo per ritrovare le proprie radici, custodire un ricordo e dare un nuovo significato alla vita. ❤️

“Mustang” arriverà nelle sale italiane il 23 novembre 2026, distribuito da Fandango.

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